Copertina 7

Info

Anno di uscita:2004
Durata:62 min.
Etichetta:Point
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. WORLD GONE CRAZY
  2. YOUR FAVOURITE CURSE
  3. KING'S TEARS
  4. ONE PERFECT MOMENT
  5. BURNING RED
  6. WARPATH
  7. TIME MACHINE
  8. SKYLIGHTER
  9. YOUNG HEARTS CAN FLY
  10. LAST EXIT MOON
  11. TALK TO THE WIND
  12. RATS IN THE CELLAR (BONUS TRACK)
  13. CHARADE (BONUS VIDEO CLIP)

Line up

  • Carsten Schulz: vocals
  • Axel Ritt: guitars
  • Erdmann Lange: keyboards
  • Sandro Lo Giucide: bass
  • Stefan Köllner: drums

Voto medio utenti

L'accoppiata Hard Rock - Domain riesce discretamente alla Point Music, sebbene non quanto quella con gli Shakra. Mi era già passato per le mani il precedente e tutto sommato discreto "The Artefact", ed ora con il loro nuovo album, sesto in carriera, i Domain fanno qualcosa di meglio, senza però far davvero urlare al miracolo. Ammiccante nel refrain l'opener "World Gone Crazy", votata all'Hard americano e ben interpretata dal cantante Carsten Schulz, però il feeling creatosi viene stemperato nel break melodico, fortunatamente il pezzo si riprende in un gran crescendo con finale anthemico. Qualcosa della maideniana "2 Minutes to Midnight" nel riff di "Your Favourite Curse", dove si notano evidenti riferimenti ai Rainbow ed un ottimo assolo di Axel Ritt. Il lavoro alla chitarra del leader dei Domain rappresenta una delle costanti più positive del disco, assieme alla prestazione alle tastiere di Erdmann Lange. "King's Tears" è una canzone che avrebbe potuto scrivere il Gary Moore del periodo "Wild Frontiers", arricchita da un chorus epicheggiante, in stile Heaven's Gate. Sinora validi ed piuttosto imprevedibili. Sinora... appunto: ecco la ballatona romantica "One Perfect Moment" e (a "compensare"?) le veloci "Burning Red" e "Warpath", un lotto di canzoni che purtroppo manca della brillantezza mostrata nelle prime battute del CD. "Time Machine" è la boa del CD e segna anche un buon momento dell'album, rockeggiante ed accattivate com'è. Ancor Hard Rock con "Skylighter" e "Young Hearts Can Fly", che si segnalano per la buona predisposizione ai cori da parte del gruppo. Leggermente sottotono invece il finale, con "Last Exit Moon" che ricorda i Def Leppard più commerciali e una "Talk To The Wind" ben poco interessante. Come bonus, per la sola edizione digipack, troviamo in chiusura prima l'energica cover di "Rats In The Cellar" (Aerosmith), quindi il videoclip di "Charade", brano presente sul già citato "The Artefact". Li ho ritrovati più concreti e "metallosi", grazie anche alla nuova sezione ritmica composta da Stefan Koellner dei Symphorce e da Sandro Lo Giudice dei Circle Of Pain, e, come già detto, mi sembrano davvero migliorati. Magari riusciranno a convincermi del tutto con il loro prossimo album.
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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