(Andromeda Relix / Atomic Stuff / Black Widow)Jimi Barbiani Band - Back On The Tracks

Copertina Un oggetto prezioso.
Non so come altro poter definire questo debutto della Jimi Barbiani Band.
Fasciato in un sontuoso packaging di velluto rosso e impreziosito da un semplice ma affascinante booklet fotografico, retaggio di un’epoca in cui anche il dettaglio estetico era parte integrante di un prodotto discografico, “Back on the tracks” è un sensazionale concentrato di pura magia hard-blues, capace di scatenare copiose ondate d’emozione ed evocare quel senso d’estensione immaginifica, di brama di libertà, di malinconia e di energia che solo i più grandi interpreti del settore sanno esprimere in tutta la sua primigenia prepotenza.
E qui, badate bene, non si tratta di affidarsi ad uno scientifico esercizio di stile o ad una manifestazione meramente revivalistica, bensì di riaccendere una tradizione immortale con la forza straripante dell’ispirazione, con la freschezza di autentici fuoriclasse animati (è il caso di dirlo) dalla maturità e dalla versatilità di chi la materia ce l’ha scolpita nel codice genetico.
“Scoprire” che Jimi Barbiani ha calcato i palchi di tutto il mondo con i friulani W.I.N.D. (quelli di Fabio Drusin, che qualcuno ricorderà, in “un’altra vita”, membro degli epic-shockers Halloween con lo pseudonimo Ronnie Angel!), straordinaria creatura di rock “classico” della penisola e che la vibrante voce apprezzabile nel disco è quella di J.C. Cinel (ex) dei Wicked Minds, un’altra di quelle formazioni italiane che inorgogliscono enormemente di si nutre di hard-rock, di psichedelia e di prog, non può che rafforzare l’idea di un gruppo guidato dal talento e dall’esperienza, palesata anche nella prestazione dei meno noti Daniele Vicario ed Elvis Fior, impeccabili conduttori di una sezione ritmica pulsante ed estrosa eppure così “naturale” e disinvolta nella sua esposizione.
Addentrarsi in questo cumulo di pathos e vitalità e cercare di dipanare la sua urgenza emotiva attraverso l’uso della parola scritta è un’impresa piuttosto appassionante e ardua, cui non mi sottraggo ben sapendo che il risultato sarà ovviamente parziale e approssimativo. Iniziamo dalle due cover del disco: “Superstition” è la hit di Stevie Wonder che nel ’72 fu capace di riscrivere le regole della fabbrica di successi Motown; cantata dall’ospite Mr. Steve, non soccombe al cospetto di un impegno oneroso (ricordando anche le numerose riletture ottenute dal brano, tra cui quella resa dal compianto Stevie Ray Vaughan), non perde un’oncia della sua verve e della sua simpatica critica sociale, delineando le caratteristiche di un omaggio parecchio riuscito e sentito.
“Sure got cold after the rain fell” è uno slow-blues “strappabudella” scritto da Billy F. Gibbons ben prima che i suoi ZZ Top diventassero star di MTV e la trascrizione offerta dalla Jimi Barbiani Band, con il sapiente chitarrista e il magnetico Cinel sugli scudi, è semplicemente toccante.
Arrivati ai brani “originali”, la sensibilità e il rispetto nei confronti dei “maestri” si arricchisce di ulteriore forza interiore e vocazione, e se “I feel so lonely” riporta in auge le atmosfere dei Bad Company senza l’ombra di una sterile forma imitativa, in “I got the devil” e “Streets of love” (slide sanguigna, armonica e tonnellate di feeling … facile no?) l’animo southern della band è ostentato con grande sicurezza e convinzione, mentre tocca a "Good time man” strapazzare i Black Crowes sul loro terreno preferito.
“Weeping sky” appare fin dal primo ascolto come un appassionante squarcio di realtà sognante ed intimista, in grado di trasmettere tutta la sua carica sentimentale tramite la laringe pastosa di un grande vocalist e una linea melodica superba e fremente.
“Party angel” diverte e infiamma con le armi “semplici” del rock n’ roll, attizzato dal solito tocco “sudista”, “You don't know” sfrutta una forma davvero vigorosa e virtuosa di funky (con un pizzico di Trapeze nell’impasto), ma sono “The day of the witch” e “Good morning”a meritarsi applausi ancora più fragorosi, e per motivi piuttosto diversi: la prima perché rappresenta un incantesimo irresistibile di lirismo e di umori bucolici, con i Led Zeppelin nel cuore, e la seconda perché fonde senza apparente sforzo blues elettrico e bagliori jazz in un tour-de-force strumentale (con un mood ritmico a tratti vagamente Doors-iano e un clima tra Gov't Mule e The Allman Brothers Band) di notevole suggestione.
Lo ripeto … “Back on the tracks” della Jimi Barbiani Band è qualcosa di davvero pregiato, uno di quei “beni” artistici “senza tempo” (e non “fuori tempo” come sostengono i detrattori) da difendere strenuamente e di fronte ai quali restare indifferenti è francamente impossibile.

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Genere: Hard / Rock / AOR / Glam
Anno di uscita: 2010
Durata: 60 min.
Tracklist:

  1. I FEEL SO LONELY
  2. I GOT THE DEVIL
  3. GOOD TIME MAN
  4. WEEPING SKY
  5. PARTY ANGEL
  6. STREETS OF LOVE
  7. SUPERSTITION
  8. SURE GOT COLD AFTER THE RAIN FELL
  9. YOU DON'T KNOW
  10. THE DAY OF THE WITCH
  11. GOOD MORNING

Line up:

  • Jimi Barbiani: lead, slide, acoustic & acoustic slide guitars
  • J.C. Cinel: vocals, acoustic guitar, harmonica
  • Daniele Vicario: bass
  • Elvis Fior: drums
  • Mr. Steve: vocals on “Superstition”
  • Frank Get: bass on “I Feel So Lonely”, “Weeping Sky”, “You Don't Know”, keyboards on “Good Time Man”
  • Jeremy Seravalle: hammond C3 organ on “Superstition”, “Sure Got Cold After The Rain Fell”

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8,5
Recensione a cura di
Marco Aimasso
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