Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2010
Durata:26 min.
Etichetta:Relapse Records

Tracklist

  1. NO LEADERS
  2. QUESTIONS TO A BRICK WALL
  3. DIG TWO GRAVES
  4. AS ROACHES
  5. PRESSING THE FLESH
  6. CONFLICT WITHIN
  7. PANDEMIC
  8. VICIOUS SLAUGHTER
  9. FINAL DAYS
  10. POSTMORTEM EXONERATION
  11. INDUSTRY OF FEAR
  12. NO JUSTICE NO PEACE
  13. TARGETS IN STRAIGHTJACKETS
  14. PRIMETIME DOGMA
  15. DEATH OF REALITY
  16. THE WALKING DEAD
  17. PURVEYORS OF DEATH
  18. CUSTOMER SERVICE
  19. CULL THE HERD

Line up

  • Morgan - Vocals
  • Chris Richardson - Guitar
  • James Delgado - Bass
  • Brian Fajardo - Drums

Voto medio utenti

I Kill The Client tornano alla ribalta con un nuovo, crudo album di grindcore purissimo.
Ci avevano già deliziati con il bellissimo split realizzato con un'altra importante band di questo filone, gli americani Agoraphobic Nosebleed, che personalmente ho apprezzato tantissimo proprio per l'elevato concentrato di grind rapido e furioso.

Il nuovo lavoro prodotto per la [quasi] sempre ottima Relapse Records, oramai punto di riferimento per gli amanti delle sonorità più estreme del metal, si presenta come un buon lavoro, diretto, sintetico, sporco.

Apprezzo molto la scelta di lasciare una certa grossolanità sonora nelle tracks: le produzioni pulite ed eccessivamente perfette sono, per carità, validissime ma per un genere come questo vogliamo solo lerciume.
Si comincia con la track di introduzione che sembra proiettarci indietro nel tempo. Un breve jingle che ricorda le radio anni '60 ed uno speaker che fa il suo quotidiano annuncio. A questo, in maniera molto anacronistica e distaccata, si inseriscono in progressione riff di chitarra tiepidi che esplodono in maniera effettiva solo dopo una ventina di secondi, quando i classici tocchi di batteria tipici del grind/crust punk segnano l'inizio vero e proprio della violenza sonora che si protrarrà per tutta la durata dell'album.
E' un costante picco massimo, non ci sono pezzi che rallentano l'incedere sicuro e prepotente della band.

Tra i pezzi che preferisco và menzionato senza dubbio "Conflict Within", un minuto scarso di adrenalina e ferocia su cui improvvisare numerosi stage diving durante le live performances.
Le tematiche proposte sono sostanzialmente di denuncia verso una realtà circostante sempre più deludente ed intrisa di paura e violenza, topic abbastanza comune tra le band più estreme di questo nostro panorama metal e che sono velatamente o dichiaratamente anarchicamente orientate.

Davvero un gran bel lavoro. La collera e il delirio di Set For Extinction vi travolgeranno.
Recensione a cura di Selenia Marinelli

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