Copertina 8

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2003
Durata:45 min.
Etichetta:Music For Nations
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. RETALIATION
  2. THE FIX IS IN
  3. INCINERATOR
  4. CHILDREN OF THE UNDERWORLD
  5. THAT'S WHEN I BECAME A SATANIST
  6. NOBODADDY
  7. INTERMISSION
  8. YOUNG & DEAD
  9. DESCENT INTO INFERNO
  10. PUBLIC BURNING
  11. FLEXING MUSCLES
  12. SKELETON OF STEEL
  13. NIGHT FOR DAY

Line up

  • Uffe Cederlund: guitar
  • Alex Hell: guitar
  • L-G Drutten Petrov: vocals
  • Peter Stjärnvind: drum
  • Jörgen Sandström: bass

Voto medio utenti

E siamo a 15! Gli Entombed raggiungono i 15 anni di attività e come festeggiare meglio questo importante traguardo se non con un ottimo nuovo album? Non si può certo rimproverare la band di staticità (difetto assai comune in questo genere), avendoci dimostrato lungo tutti gli album di sapersi rinnovare, senza perdere mai la "retta via", se non in casi isolati ("Same Difference", comunque valido); con questo "Inferno" gli Entombed si proiettano in una dimensione a tratti completamente nuova e lontana anni luce dalle prime produzioni. La traccia conclusiva dello scorso studio album era "Mental Twin", song molto lenta dal ritmo tipicamente doom ed è proprio da lì che ripartono gli Entombed: il doom. Non mancano certo gli episodi più death-oriented, veramente ottimi, ma è inevitabile che le innumerevoli tracce dalle squisite tinte oscure e molto doom, attirino non poco attenzione. E' inevitabile il riferimento ai Krux, la doom-band in cui militano basso (per l'occasione alla chitarra) e batteria degli Entombed, nato di recente: le influenze sono dovute in gran parte a queste partecipazioni extra dei due componenti del combo svedese e sono evidenti lungo tutto l'album. Il titolo "Inferno", tra l'altro, è quanto mai appropriato dato l'alto tasso di oscurità e di "zolfo" infernale qui presente. La prima track è un superbo esempio di come nel 2003 si possa produrre del doom di ottima fattura e quello che stupisce è come gli Entombed si trovino a proprio agio in questo genere. L'uso della voce ricorda l'Ozzy dei bei tempi, non per la timbrica (completamente diversa), quanto per la modulazione della stessa sulle medesime frequenze della chitarra. Con la seconda traccia, "The Fix Is In", il sound riprende le sonorità più death 'n roll di "Uprising"; il ritornello si stampa subito in testa, un must! Seguono 4 tracce che ben alternano ritmi più lenti a vere bordate di suono in pieno Entombed-style, tra cui spicca l'anthemica "That's when I became a Satanist", un interessante prova di come la melodia non sia sconosciuta al death. Le chitarre hanno quel tipico suono corposo che ha reso unico e riconoscibilissimo il loro sound e il basso non è mai stato così presente, tanto da risultare vero e proprio protagonista di alcuni episodi (in particolare quelli più doom-oriented). "Intermission" è il breve preludio a quella che secondo me è la più bella song del lotto, "Young & Dead": momenti serrati sono seguiti da imporvvisi breack scanditi a meraviglia da basso e batteria, velocità e pesantezza si alternano in un vortice che non ci metterà molto a conquistare l'ascoltatore. Nella seconda parte del disco si trovano delle vere e proprie perle, come "Descent into Inferno" o la suggestiva "Flexing Muscles". Sono le sonorità più doom a farla da padrone in questo finale e la conclusiva "Night for Day" esalta le doti del vocalist, che raramente come in questa occasione si fa così coinvolgente. Un album che spiazzerà di sicuro molti, ma che se ascoltato senza paraorecchie, potrà rivelarsi una vera gemma, un disco imperdibile che va a piazzarsi tra le migliori releases della band. Onore a questo gruppo che ha saputo spingersi oltre i confini nei quali poteva comodamente rimanere e che ha saputo rigenerarsi anche dopo 15 anni di gloriosa carriera. Siete pronti a discendere all'Inferno con gli Entombed?...
Recensione a cura di Alessio 'Slayer' Noè

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