Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2010
Durata:46 min.
Etichetta:Metal Heaven

Tracklist

  1. BLACK & BLUE
  2. WITHOUT MY LOVE
  3. HEARTLESS DREAMER
  4. DON'T MAKE ME CRY
  5. HANGING IN THE BALANCE
  6. FREEDOM
  7. COUNT ME OUT
  8. A POINT OF DESTINY
  9. FRICTION
  10. SOMEWHERE

Line up

  • Tony Mills: vocals
  • Robby Bobel: guitars
  • Hutch Bauer: bass
  • Rami Ali: drums

Voto medio utenti

Prendete tutto ciò che di buono è stato fatto nella produzione AOR dagli anni ’80 ad oggi ed otterrete esattamente il debut album degli State Of Rock. A Point Of Destiny è un disco ruffiano, accattivante, che riesce a catturare l’attenzione di chi lo ascolta con melodie semplici ma sempre maledettamente efficaci. D’altra parte, il motto della band (75% Frontline + 25% Shy = 100% State Of Rock) è un chiaro riferimento alle comuni origini dei vari membri, che hanno il melodic rock stampato nel DNA a caratteri cubitali.

Fin dal primo ascolto, il disco funziona. L’opener Black & Blue è creata ad arte per stamparsi nella mente per diversi giorni, così come, d’altra parte, tutte le canzoni che seguono. Forse la ballata Don’t Make Me Cry e Freedom sono gli episodi meno riusciti di un album che tiene comunque viva l’attenzione per tutta la sua durata. Meritano una citazione particolare la parte centrale di Heartless Dreamer, che presenta un arrangiamento di altissimo livello e Hanging In The Balance, oltre alla title-track A Point Of Destiny, particolare ma affascinante.

Buone le prove dietro il microfono di Tony Mills e alla chitarra di Robby Bobel (pur con le dovute distinzioni, ogni riferimento alla coppia Lee-Leoni dei Gotthard è assolutamente voluto), che guidano la band attraverso un album costruito con sapienza e attenzione, dove nulla è lasciato al caso, che rende giustizia alla grande esperienza di tutti i musicisti coinvolti. Mezzo punto in meno perché, comunque, manca ancora una forte identità che consenta al combo teutonico di distinguersi pienamente dal resto della produzione AOR di livello medio-alto. Per gli amanti del genere, comunque, un album da avere, da conservare e da rispolverare ad ogni lungo viaggio in macchina…il consiglio è quello di mettere il CD, alzare il volume, scapottare l’auto (se non avete la cabrio staccate pure il tettuccio con un flessibile, ne vale la pena) e godersi la notevole classe dei tedesconi, a cui auguro una lunga e prolifica carriera con questo nuovo progetto.
Recensione a cura di Alessandro Quero

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