Copertina 6

Info

Anno di uscita:2003
Durata:49 min.
Etichetta:Earache
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. INTO
  2. PLANEKEEP/THE CRYPT
  3. FEVERED
  4. DAWN
  5. TRUST THIS
  6. EDGE
  7. HORIZON
  8. VICIOUS LIFE
  9. JUNE 3
  10. JUST ANOTHER LAMENT
  11. TINY DEATHS

Line up

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A volte sembra proprio che i musicisti facciano di tutto per rendere la vita il più difficile possibile a noi recensori, oberati dal lavoro e soprattutto stressati dall'ascolto di album che non meriterebbero neanche il cestino della spazzatura. Punto 1. Conosco i Rakoth grazie ai due pezzi inseriti nella compilation rappresentativa del roaster Code666. Punto 2. Apprezzo le melodie folkeggianti intrise della cultura e della tradizione della terra russa. Punto 3. Chiedo ed ottengo dal grande capo Graz la possibilità di recensore il nuovo album dei Rakoth. Da qui in poi inizia il mio calvario. "Tiny Deaths" non è assolutamente un lavoro brutto, anzi!, ma purtroppo mi pone davanti ad un dilemma non facilmente risolvibile: come valutare un'opera del genere? Come giudicare un cd pieno di samples, di arrangiamenti, di vocals disturbanti, di pezzi sussurati, di spoken parts, di toccate-e-fughe black metal, di percussioni, di tutto? Quando genio e sregolatezza camminano di pari passo, come in questo caso, è difficile indagare e riuscire a capire quali siano le intenzioni del gruppo, e durante l'intero ascolto dell'album le sensazioni dell'ascoltatore possono variare dall'opera d'arte alla cagata colossale con tutte le possibili sfumature in mezzo. Per fortuna che spesso corre in mio conforto il bellissimo flauto che era già presente sul precedente "Jabberworks" e che mi ricorda che non tutto è perduto... Tuttavia, la sensazione che "Tiny Deaths" sia stato composto in una specie di trip mentale, senza una precisa direzione e con uno sviluppo prettamente casuale è forte. Inutile continuare a parlarne: questa è musica che va sentita prima di essere acquistata. Altrettanto inutile è negare che i russi andranno totalmente fieri di questa loro creatura, mentre all'estero le reazioni saranno più disparate e anche più realistiche. Secondo me i Rakoth hanno perso di vista il loro percorso, e sono stati contagiati dalla voglia di strafare. Poi, liberi tutti di apprezzare l'album, ma questo polpettone non mi ha preso più di tanto.
Recensione a cura di Alessandro 'Ripe' Riperi

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