(ProgRock Records / SPV)Jolly - Forty-Six Minutes, Twelve Seconds of Music

Copertina Pensate ad una musica che punta dritta al cuore, passando per il cervello, dove deposita affascinanti detriti. Pensate ad un gruppo che verosimilmente si è sottoposto un’infinità di volte alle visioni sonore prodotte da Pink Floyd, Muse, Radiohead, Tool, Porcupine Tree e Anathema, in una misura tale da averle assimilate irrimediabilmente nel proprio subconscio, per poi restituirle trasfigurate quel tanto che basta a farle diventare anche una cosa sua.
Immaginate un sogno vivido e lucido, fatto d’atmosfere sospese, d’immagini sbiadite che svelano lentamente i loro contorni, palesando uno spettacolo ipnotico, stordente, avvolgente, oscuro e drammatico.
Se siete riusciti a farlo, non sarete tanto lontani dall’essenza dei Jolly, una band pescata dal “mazzo” (lo so è una banalità, ma non sono riuscito trattenermi dall’utilizzarla!) della ProgRock Records e destinata ad aggiungersi con pieno merito alla nobiltà del cosiddetto neo-prog, accanto ai nomi autorevoli di Frost, Riverside (e ai Lunatic Soul di Mariusz Duda), Amplifier, Oceansize e Pure Reason Revolution, tra gli altri.
E proprio come accade nei confronti di alcuni dei loro prestigiosi colleghi, anche per i nostri quattro newyorkesi, la definizione progressive potrebbe quasi sembrare inopportuna, almeno nella sua accezione maggiormente rigorosa, ma se a tale definizione si assegna, oltre ad una forma d’ammirazione per “certi” classici del genere, anche il concetto di una ricerca d’innovazione e d’evoluzione del fenomeno musicale in se stesso, ecco che la faccenda assume una differente prospettiva.
Se poi preferite chiamarlo alternative o mescolare ulteriormente le “carte” (e ci risiamo ...) delle catalogazioni, fatelo pure … l’importante è che i Jolly di “Forty-six minutes, twelve seconds of music” sono davvero un’avvincente realtà del rock-rama contemporaneo, capace di creare soluzioni armoniche sfuggevoli ed emozionanti, notturne, pulsanti e malinconiche e tuttavia anche vigorose e risolute, in un continuo susseguirsi di arrangiamenti grandiosi, ritmiche volubili e trascinanti, liquide sospensioni e corposi strappi di cupa energia.
Difficile non rimanere irrimediabilmente stregati da quest’incredibile dischetto, e se questo sia anche dovuto alla presenza dei “Binaural tones”, particolari frequenze in grado di stimolare e aumentare le percezioni acustiche durante l’ascolto in cuffia (c’è addirittura un messaggio d’attenzione che recita: “Binaural tones can alter brainwaves. Do not use while operating machinery or driving. Do not use if you are epileptic, wear a pace maker, pregnant, and/or prone to seizures”), non sono in grado di affermarlo con assoluta sicurezza.
Quello che invece è certo è che il contenuto di “Forty-six minutes, twelve seconds of music” non ha bisogno di contributi “esterni”, siano essi “vezzi” adescanti o fatti dalla concreta valenza tecnologico-scientifica, perché già da solo possiede il grande potere di suggestione che è tipico della musica di livello superiore.

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Avatar Inserito il 07 agosto 2009 alle 23.03

bellissimo album

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Genere: Alternative
Anno di uscita: 2009
Durata: 46 min.
Tracklist:

  1. ESCAPE FROM DS-3
  2. RENFAIRE
  3. PERIL
  4. RED SKY LOCOMOTIVE
  5. WE HAD AN AGREEMENT
  6. DOWNSTREAM
  7. CAROUSEL OF WHALE
  8. SOLSTICE
  9. INSIDE THE WOMB

Line up:

  • Anadale: guitar, vocals
  • Louis Abramson: drums
  • Joe Reilly: keyboards
  • Mike Rudin: bass

Voto medio utenti: Nessun voto

8
Recensione a cura di
Marco Aimasso
In vendita su EMP
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