Copertina 4,5

Info

Genere:Gothic Metal
Anno di uscita:2009
Durata:38 min.
Etichetta:Dark Balance
Distribuzione:Andromeda

Tracklist

  1. OPENING
  2. LEND ME YOUR WINGS
  3. THE ONE
  4. DESPERATI
  5. TORN WITHIN
  6. WHERE STATUES CRY
  7. THE DIVINE COMEDY?
  8. FREEFALL
  9. THIS TRAGIC OVERTURE

Line up

  • Gabee: vocals
  • Csabee: guitars, synths
  • David: bass
  • Bali: drums

Voto medio utenti

Esordio discografico degli ungheresi VelvetSeal con l'album “Lend Me Your Wings”. Band che si rifà alle melodie degli After Forever e Nightwish con risultati non del tutto convincenti. Da catalogare nel sympho-gothic metal, questo cd nonostante l'ottimo assemblaggio delle partiture ma dalle melodie piuttosto scontate, non riesce a lasciare il segno nonostante l'ottima vocalist Gabriella ce la metta tutta a far decollare un lavoro piuttosto evanescente. L'intro "Opening" dai contenuti sinfonici e solenni precede la titletrack "Lend Me Your Wings", brano ben articolato ma condito da melodie ripetitive e scarse di trasporto. The "One" e "Desperati" raccolgono il succo della creatività della band, un po' latente, con l'utilizzo di atmosfere e ambientazioni Gothic/Progressive Metal attraversate con eccessiva superficialità e mancanza di idee convincenti. "Torn Within" rappresenta sicuramente il pezzo più interessante dell'intero lavoro, grazie anche ad una buona amalgama melodica che riesce a renderlo piacevole e accattivante. "Where Statues Cry" mette in mostra quella che sembra essere l'aspetto più interessante dei VelvetSeal, sonorità e atmosfere d'effetto ben distribuite dove finalmente il suono decolla con successo. "The Divine Comedy?" e "Freefall" ci offrono sprazzi di una sei corde sempre in sordina, nonostante i brani stentino veramente a decollare e a imporsi in maniera completa e soprattutto convincente. "This Tragic Overture" chiude senza eccessivi sussulti un lavoro decisamente deficitario e l'impressione che spesso emerge durante l'ascolto, è quella di un'occasione mancata, la semplicità delle ritmiche e la mancanza di mordente vanificano i buoni propositi di una band che stenta a lasciare il segno. Anche se non mancano spunti interessanti ci risulta veramente difficile riuscire a cogliere creatività e pathos in questo album d'esordio, un gruppo sicuramente rimandato al prossimo lavoro.
Recensione a cura di Carmelo 'Lino’64' Nazzaro

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